Archivi tag: Relazioni

Il passato non cambia, i ricordi sì

 

“Gli eventi diventano ricordi e i ricordi, alla lunga, diventano il nostro passato.”

Una mia amica ieri mi ha detto: “quella persona era l’ultima cosa bella a me rimasta di un anno da cancellare. Persa lei non mi resta niente da conservare di quel periodo, neppure le foto, a questo punto!”
Ho provato a spiegarle che non è vero. Le persone entrano nella nostra vita per un motivo e, se ne escono, è per un altro. Spesso la loro uscita non è indolore. Eppure, per quanto dolorosi (o vergognosi, in certi casi) possano essere i titoli di coda della nostra storia con loro, bisogna sempre trovare il modo di impedire ad essi di inquinare il bello che c’è stato prima del calare del sipario.

Purtroppo alcuni di noi non vogliono ascoltare bande. Non credono al “tutto succede per un motivo, nella vita” né, tantomeno, al “ogni relazione ha una sua ragione di esserci stata, perché se non ti ha dato quello che volevi, per lo meno ti ha insegnato qualcosa che ti serviva”. Non credono all’idea buddhista del “se è finita, è per far spazio a qualcosa di meglio”. La rabbia o il rimorso o il rancore obnubilano il loro presente e la loro capacità di ragionamento. Ne sono stata vittima anch’io per tanto tempo, poi ho capito finalmente una cosa: non abbiamo nessun controllo su chi entra e su chi esce dalla nostra vita, né su come le persone si comporteranno con noi.
Non possiamo impedire loro di andarsene; non possiamo impedire loro nemmeno di sparire per vigliaccheria, paura, immaturità o chissà che altro.

Una mia recente esperienza mi ha insegnato che a volte non importa quanto impegno ci metti per far funzionare le cose: se gli ingranaggi si inceppano, non basta la buona volontà, né annichilirti per far star bene l’altro. Finirà comunque. Ci starai male, per settimane continuerai a chiederti perché è successo, poi passa. Un po’ alla volta il tempo ti permette di vedere con distacco la situazione e di capire come, in fondo, per te sia stato meglio così, come questa persona in realtà ti abbia fatto un favore, andandosene. Nessuno deve metterci nella e toglierci dalla loro scala delle priorità a seconda di come gira il vento. Il rispetto per noi stessi deve venire prima di tutto il resto.

Altrettanto importante, però, è impedire alla rabbia di inquinare il nostro passato con loro. I bei ricordi restano bei ricordi, aveva ragione un mio amico. Reduce da una separazione disastrosa, annichilito dal pensiero di aver perso la donna che voleva sposare, quest’uomo non solo ha avuto la forza di non odiarla, ma anche di isolare i bei momenti trascorsi insieme a lei in contenitori a tenuta stagna, impedendo al dolore di corromperli e modificarli. L’ho ammirato molto per questo. E, naturalmente, anche per lui il meglio è venuto dopo. Ha trovato un’altra persona con la quale sta riuscendo a rivivere quella felicità che pensava di aver perso.

Il giorno che lui mi disse, anni fa, “i bei ricordi restano bei ricordi, a dispetto di quello che è successo dopo”, gli risposi che non era vero. Il male che c’era stato alla fine di tutto era riuscito a infettare le istantanee dei momenti sereni, gettandole nel calderone del risentimento. Una foto, uno scorcio, una canzone o un odore dal passato riuscivano a scatenare la mia rabbia, neutralizzando sul nascere ogni nostalgia. Non riuscivo a separare ciò che c’era stato prima dall’incredibile serie di colpi bassi che era seguita dopo.
Chi era davvero la persona con cui avevo passato buona parte della mia vita?
Possibile che mi fossi sbagliata sul suo conto fino a questo punto? Che fossi stata così cieca?
A cosa dovevo credere, a quello che era diventata o a quello che era stata? Quale delle due era quella vera?

Queste domande non mi davano tregua. Mi resi conto che dovevo fare qualcosa, o avrei finito col chiudere i 3/4 del mio passato nello stesso baule di rimpianti in cui erano finiti gli ultimi anni.

Mi sono imposta di scindere la causa di tutto in due persone distinte, quella che era e quella che è diventata, guardando con affetto ai miei ricordi con la prima e imponendomi di provare indifferenza al pensiero della seconda. Ci è voluto del tempo, ma ha funzionato, e oggi riesco a sorridere davanti alle istantanee che, ogni tanto, inevitabilmente mi si materializzano in testa all’ascoltare una canzone o al vedere una vecchia foto o al ritrovare un rimasuglio del mio ieri spuntato inaspettato dal fondo di un cassetto.

Col tempo, forse, arriverà anche il perdono.
Tutti facciamo sbagli, nella vita, e resto convinta che per tutti ci sia una possibilità di migliorare, di redimersi e, nel processo, di aiutare gli altri a perdonare.

I rischi delle cose belle

nature-395770

Sono giunta alla conclusione che la delusione va a braccetto con l’amore.
Fraterno, di coppia, tra amici: non importa. Qualunque tipo di amore, di legame. E’ l’affetto che ci lega a una persona la nostra condanna, infatti, perché se di qualcuno non te ne frega niente, allora come può quel qualcuno scaturire una qualunque reazione che ti faccia stare da schifo quando succede qualcosa?

Nessuno è perfetto. Deludiamo e veniamo delusi in egual misura.
E’ nel nostro DNA, fa parte del modo in cui siamo fatti, individui imperfetti destinati ad amare e ad essere amati. A deludere e venire delusi. Certe volte questo rapporto è bilanciato, altre no. A volte è sbilanciato sin dall’inizio, altre si sbilancia nel tempo, mentre la vita e i problemi incalzano e ci si ritrova sempre più stanchi a combattere e annaspare per tenere in piedi quel legame, mentre si cerca in ogni modo di ignorare la morsa bruciante allo stomaco scatenata dalla delusione. E ogni volta che ne arriva una la frattura che si era creata con la prima, anziché risanare, si fa sempre più profonda.

Una mia amica dice sempre di se’: devo imparare a non aspettarmi dagli altri lo stesso trattamento di favore che riservo di solito loro io, perché nel 90% delle volte rimarrò delusa.
Per me questo è valido soprattutto quando si tratta di esserci, dell’essere presenti, del correre non appena le persone a noi vicine hanno bisogno di noi, del fare salti mortali (o le ore piccole) per esserci – solo per ritrovarci poi a dovercela sbrogliare da soli quando le parti si invertono.

C’è un modo di evitarsi quel magone corrosivo alle viscere, ed è starsene per i fatti propri. Sopravvivere con e per se stessi, in santa pace, senza beghe e senza affanni. Credeteci o meno, ma ci sono persone che hanno fatto di questi punti la loro filosofia di vita. Mi chiedo che tipo di vita sia. Una vita comoda, senza imprevisti, senza problemi esterni, certo. Senza rischi. Vuota. E’ un po’ come chi si preclude una nuova relazione soltanto perché è stato ferito dalla precedente, come chi non viaggia in aereo per paura di morire, come chi non spende un centesimo nel terrore di averne bisogno un giorno per qualche spesa astronomica inaspettata. Si vive privandosi di relazioni, incontri, piaceri e soddisfazioni. Possiamo chiamarla vita, quella?

Come per tutte le cose, anche le relazioni arrivano insieme a dei rischi.
Si può imparare a vivere senza oppure si può accettare di correrli, godendo dei momenti unici che portano con se’. Il bruciore allo stomaco che arriva ogni volta in cui qualcuno a cui vuoi bene ti delude, però, quello è un dettaglio con cui può risultare difficile riuscire a convivere.

Quasi amici

fake-friends

 

Un vecchio detto, creato quando su Facebook e Twitter postavamo ancora in terza persona, dice: su Facebook spesso segui gente che conosci e che non vorresti seguire ma che devi seguire; su Twitter succede l’opposto.

Ed è vero.

Quanti di noi sono andati in crisi perché su Facebook quell’amico di un amico, uno dei capi o dei colleghi ci hanno mandato una richiesta di amicizia e noi non volevamo accettarla? E l’abbiamo fatto solo perché dovevamo?

Ultimamente,  pur riconoscendo tuttora l’incredibile potenziale di Facebook, ho perso quasi del tutto interesse a usarlo. Come dicevo qualche tempo fa Facebook è un mondo fatto di tante piccole sfere individuali in cui ognuno posta fregandosene di interagire con gli altri, col risultato che finisce col pubblicare solo ed esclusivamente contenuti interessanti per se stessi.

È di fronte alle piccole cose, ai nostri piccoli traguardi, che si riconosce chi per noi c’è davvero e chi fa solo finta, cominciando con lo scordarsi di farti gli auguri di compleanno quando oggi c’è Facebook che te lo ricorda puntale come un orologio svizzero: nessuna scusa!

L’altro giorno ho condiviso il link del post sul concorso letterario a cui ho partecipato accompagnato da un ringraziamento verso chi mi aveva aiutata a migliorarlo. Niente di che, insomma. Nessuno show-off come quelli con cui viene bombardata di solito la mia timeline (con le foto di cene da mutuo e vacanze da panico in pole position).

Le persone a me davvero vicine hanno risposto; quelle che facevano finta di esserlo sono rimaste in silenzio, ed è stato a quel punto che mi sono detta: sai che c’è? C’è che mi sono rotta le palle di dispensare empatia a quella gente lì, di avere la timeline bombardata dalle loro cretinate , di avere questo rapporto multimediale a senso unico.

fake-friends-list

 

C’è chi Facebook lo usa con le pinze.
C’è chi non posta mai e non commenta mai, ma sa tutto di tutti (versione moderna della vecchietta che spia da dietro le tende).
C’è chi non ti conosce abbastanza da commentare, ma è nella tua cerchia di contatti per ragioni di correttezza sociale (vedi paragrafo d’apertura).
Infine c’è chi i complimenti me li ha fatti di persona (dopo essersi letto e riletto il dattiloscritto in anteprima e avermi dato consigli).

Da queste persone non mi aspettavo di certo un feedback. Da tutti gli altri però sì – e non è arrivato. Hanno postato il loro solito miliardo di cazzate, quel giorno, ma un messaggio a me non lo hanno mandato (preferisco evitare di stilare qui l’elenco delle possibili ragioni che hanno portato ad un si’ ostinato diniego della faccenda).

Per contro il popolo del Web e di WordPress è stato fantastico. Come in Twitter, anche qui siamo degli estranei che si seguono per interesse verso ciò che diciamo. E il feedback che lasciamo diventa perciò due volte più onesto.

Per questo e per i messaggi, privati e non, che mi avete mandato vi ringrazio di cuore.

 

In-life-we-never-lose-friends