Frequentate gli altri scrittori

 

“Frequentate gente come voi, state insieme agli altri scrittori. E’ quello che permette a me di trovare la motivazione e l’ispirazione, che mi fa sentire in maniera quasi fisica la scrittura. Quando siamo tutti nella stessa stanza seduti allo stesso tavolo, è come se potessi quasi vederla, quell’aura creativa che si sprigiona dal nostro brainstorming.”

E’ il suggerimento che ci ha dato ieri Susan Elliot Wright durante la presentazione del suo terzo libro, What She Lost. Il quale è il motivo per cui, fondamentalmente, anch’io mi trovo lì.

E’ una giornata asciutta e con un vento frizzante, in quel di Sheffield. Le saracinesche di Waterstone’s si sono abbassate alle 6, puntuali, chiudendoci dentro. In fondo al bar, dietro la decina di file di sedie voltate verso la poltrona che ospiterà la scrittrice, gli addetti stappano il vino e passano i primi bicchieri ai primi visitatori.

E’ un’atmosfera rilassata, resa gioviale dal chiacchiericcio dei presenti (e dallo Shiraz, naturalmente). Nella libreria ci sono studenti, casalinghe, accademici, mariti trascinati lì dalle mogli, ma comunque contenti di assistere, e poi ci sono io, l’unica straniera, arrivata da Manchester a stringere la mano alla donna che, tramite il suo blog, da’ ad altri scrittori la spinta a continuare a credere in qualcosa che neppure noi capiamo appieno, un hobby che è un vero e proprio lavoro, quanto ad intensità e impegno – soltanto non remunerato. Una sorta di condanna, più che un dono, la quale, molto spesso, ci lasci basiti.

Se siete “del ramo” e vi siete mai ritrovati a scrivere per caso di qualcosa di cui non sapevate assolutamente niente, solo per rendervi conto una volta finito di quanto fossero accurate le vostre descrizioni, capite cosa intendo.

Ho scoperto le opere della signora Wright quasi per caso, tramite un suggerimento di Amazon. Da lì a trovare il suo blog il passo è stato breve.

Con un’onestà spesso spiazzante, nei suoi post la signora Wright racconta delle gioie e dei dolori provati durante la scrittura della sua ultima bozza. Risponde sempre ai messaggi dei lettori, interagisce con loro, da’ consigli e accetta commenti. Senza rendersene conto ci da’ la motivazione di cui abbiamo bisogno nei momenti in cui, con le mani affondate nei capelli (quante volte, negli ultimi mesi?!?), siamo ad un passo dal mandare al diavolo tutto, alzarci e scordarci per sempre di aver mai cominciato a scrivere qualcosa.

Poi, però, una forza balorda ci riporta sempre lì, davanti a quel manoscritto. E la storia ricomincia.

In un mondo (quello degli scrittori) spesso diviso da un netto “noi e voi”, è sempre piacevole riuscire a trovare un autore o un’autrice che stia in mezzo alla gente e ci interagisca genuinamente (leggi: senza isolarsi su un trespolo dorato). La presentazione combinata dei nuovi libri di S.D. Robertson e Marnie Riches il mese scorso al Waterstone’s in centro è stata un evento unico, i due autori lì insieme a noi e per noi, non l’opposto.

L’evento di ieri sera è stato altrettanto unico.

“Frequentate altri scrittori, passate del tempo con loro.

Anche gli “affermati”, a quanto pare, hanno bisogno di respirare quell’energia che impregna la stanza nel momento in cui una batteria di menti creative comincia a produrre qualcosa come se fossero una, quell’aura positiva e unica che si carica e si fortifica man mano che si va avanti. E’ un’immagine poetica e molto bella e, soprattutto, vera.

Da’ la spinta a resistere in una normalità che, per alcuni, puzza sempre più di ordinarietà.

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