Vivi come non lo sono mai stati

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Una persona oggi scomparsa una volta mi disse: quando creiamo i nostri personaggi, quando ne scriviamo, il nostro cervello si immedesima nel loro a tal punto che sentiamo quello che loro sentono, reagiamo come reagiscono loro; insomma, noi siamo loro. Mi disse anche che i personaggi a noi più cari sono quelli nella cui testa siamo entrati più a fondo. E sono anche quelli a cui si affezioneranno i lettori, i quali li sentiranno quasi come li abbiamo sentiti noi perché per noi, mentre li creavamo e li facevamo muovere tra situazioni, luoghi e vicende, erano vivi.

In un certo senso è una condizione mentale che tutti quelli che scrivono – e scrivono davvero, non “scrivono” – conoscono bene. Nell’ultimo libro di Stephen King da me letto, Mucchio d’Ossa, il protagonista, uno scrittore, menziona spesso quel suo andarsene via con la testa mentre scrive, quel suo essere lì solo fisicamente, perché la sua testa è da tutt’altra parte. Un concetto, questo, già incontrato ne La storia di Lisey e in diversi altri romanzi del Maestro.

Cascasse il mondo, King non lo sentirebbe. E non è un modo di dire.

Io non sentii una scossa con magnitudo 5.5, ne’ un incidente successo proprio sotto le mie finestre, anni fa. Tutti i vicini di casa erano sul pianerottolo o in balcone a cercare di capire cosa fosse successo e io invece ero incollata al monitor, le orecchie serrate, gli occhi fissi sulle parole che stavo scrivendo.

Quando scrissi la parte finale di un libro (mai finito), anni fa, lasciai le parole libere di riversarsi sulla tastiera, a briglia sciolta, mentre alcune delle mie composizioni preferite suonavano a tutto volume negli auricolari isolandomi dal silenzio schiacciante della notte e dal rumore delle poche macchine in strada. Lasciai che le immagini di quello che stavo vedendo si descrivessero da sole servendosi delle mie dita troppo lente, incapaci di stare al passo, di buttare giù in tempo reale quello che stava succedendo in quel mondo fittizio e, in quel momento, parallelo. Scrivevo e documentavo e nel frattempo nel petto provavo lo stesso affanno schiacciante dei protagonisti, il loro stesso senso di smarrimento, di impotenza, di ingiustizia. Che è, alla fine, ciò che hanno provato anche quei poveri (s)fortunati che hanno letto la bozza, anni fa.

Mettiamo molto di noi stessi, in quello che scriviamo e, facendolo, finiamo inevitabilmente per trasmettere i nostri sentimenti attraverso la carta.

Vi è mai capitato di leggere un libro e di trovarvi personaggi talmente ben concepiti da sembrare reali? Se sì, quale?

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6 pensieri su “Vivi come non lo sono mai stati

  1. intempestivoviandante

    Beh, rispondo d’istinto, il primo che mi viene in mente è Harry Potter, e non intendo il protagonista ma moltissimi dei personaggi della saga. Molti mi è sembrato di averli conosciuti personalmente, pochissimi mi hanno fatto venire i brividi gelati lungo la schiena come la Umbridge (non so se hai presente, insegnante zuccherosissima, melensissima, con stanza piena di gattini e pizzi e merletti, in realtà una iena come poche). E mi sono “innamorata” di Sirius Black… 🙂

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    1. Juana R Autore articolo

      Bell’esempio, non a caso è una saga che ho riletto con piacere 2 volte 😉
      E infatti la Rowling è un’autrice che conosce i suoi personaggi inside-out, potrebbe raccontare aneddoti a non finire sulla loro vita al di fuori di quella scritta nei 7 tomi di HP, come se li conoscesse davvero, come se fossero vivi. Il mio personaggio preferito? Difficile dirlo, ce ne sono più di uno. Fred e George, un classico, ma anche Luna e la McGonagall hanno un loro perché.

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  2. szandri

    Ricordo un libro, “Più alto del mare” di Francesca Melandri, in cui mi sono immersa al cento per cento. Mi sembrava di annusare l’aria calda e profumata dell’isola, di percepire il contrasto doloroso tra la natura, bella ed indifferente, ed i tormenti dei personaggi. Ma ci sono stati diversi personaggi negli anni in cui ho percepito la vita reale.
    Nota sciocca, ma vera: quando disegno i miei fumettini anche io mi immedesimo. Ricorderò sempre il giorno in cui la mia compagna di banco al liceo mi chiese “perché fai quella faccia?”… stavo disegnando un fumetto corrucciato. 🙂

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    1. Juana R Autore articolo

      Ho presente, sì! 🙂
      Io disegnavo tenendo uno specchio sulla scrivania, così da rendere il più possibile determinate espressioni… che ricordi!
      Ho aggiunto il libro della Melandri alla mia lista, ti farò sapere com’è! 😉

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  3. "Lascia vivere il pensiero..."

    Sembrerà scontato e magari un pò banale ma le dico “Il fu Mattia Pascal” letto piacevolmente durante il periodo natalizio 🙂 Avrei voluto essere a volte come il protagonista per violare la propria libertà, volare verso un mondo nuovo, ricostruire un proprio mondo e una nuova identità. E’ un libro che mi è entrato dentro l’anima grazie alla maestria narrativa di Pirandello e che mi ha insegnato davvero tanto, ad amare di più me stesso… Una buona giornata 🙂
    Raffaele

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    1. Juana R Autore articolo

      Lo avevo letto anni fa e soltanto perché imposto dalla professoressa d’italiano, quindi ne ho prevedibilmente rimosso ogni dettaglio dalla memoria. Sarà una buona scusa per riprovarci e rileggerlo 🙂

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