La bellezza dei sogni, di Antonio Romagnolo

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“La verità è solo una. Nessuno sa quello che succederà nelle prossime tre ore nel mondo. Non esiste essere umano in grado di prevedere cosa gli accadrà domani. Pertanto, fare ciò che si ama e si desidera ardentemente deve essere alla base della propria vita.”

Chi avesse già letto le due opere precedenti di Romagnolo, non potrà non ritrovarsi spiazzato davanti a questo suo ultimo lavoro.

Dalla narrazione in prima persona si passa alla terza, dal diario/lettera si passa a un romanzo mistico, con imbeccate continue alla coscienza e al nostro io.
Ogni lettore, da quel che traspare dalle varie recensioni online, ci ha trovato qualcosa. Che è, poi, la peculiarità principale e meravigliosa dei libri: la percezione che se ne ha leggendoli varia a seconda del momento in cui li si legge, e lo stesso succede col significato che se ne recepisce. Quando si tratta di un lettore-scrittore, poi, l’attaccamento e l’apprezzamento che ne viene scaturisce anche da quanto delle proprie idee e dei suoi stessi personaggi ritrova tra le pagine dei libri che sta leggendo. Nel mio caso, ho apprezzato particolarmente la seconda opera di Antonio Romagnolo, Sono io, la tua aria, perché dalla struttura simile a un lavoro che sto completando al momento.

Si tratta di gusti, ma anche di messaggi insiti tra le righe, e La Bellezza dei Sogni ne è pieno.

C’è, infatti, dell’altro dietro la storia semplice e lineare di quest’uomo, Giosuè, fuggito da una Sicilia che gli offriva poche opportunità per andare a trovare il suo futuro nella lontana Inghilterra.
A casa avrebbe avuto tutto: famiglia, sole, amici, studi e più in là, forse, una carriera. Ma non era questo che voleva lui, non la carriera “sicura” paventata da sua madre e suo padre e inseguita a occhi chiusi dai suoi amici, no. Quello che lui voleva era poter fare ciò che gli piaceva e, nel farlo, soddisfare in primis se stesso. Dopo un inizio stimolante e poco remunerativo come lavapiatti, riesce lentamente a rimettersi in piedi e a comprare una barca con cui girare il mondo.

Come dicevo, c’è dell’altro dietro il filone principale della trama: diramazioni, deviazioni, nodi invisibili che si inerpicano nella mente del lettore, portandolo a paragonare quello che ha letto con ciò che ha vissuto egli stesso, e a farsi domande, a riflettere.

C’è un po’ di tutto in questo romanzo breve: forza, tentazione, dubbio, fallimento, paura. Tutte quelle umane sensazioni e quegli umani sentimenti che si fanno macigni, sulla strada per il perseguimento dei propri sogni.

Quando un sogno, un’aspirazione e, perché no, un’ambizione si discostano da quello che è lo standard della massa, chi ne possiede si isola volontariamente in un angolo, si sente un escluso a prescindere dal fatto che sia stato davvero messo nella posizione di esserlo o meno. Il protagonista di questa storia va contro le convenzioni della maggioranza, parte, insegue i suoi sogni, combatte per portarli avanti, ma dentro di sé continua a sentirsi come se questo suo remare controcorrente sia sbagliato, nonostante con sé e in sé si senta in pace. E si dice che, se solo potesse sapere che otterrà quello che spera, allora cadrebbe meno vittima del dubbio e della paura:

“Ecco di cosa abbiamo bisogno per stare bene e andare avanti con certezza, pensai, abbiamo bisogno di una promessa. Ma poi, tra me e me, pensai anche che se ogni cosa fosse certa, non saremmo così eccitati e non lavoreremmo duro nel tentativo di raggiungerla.”

Se sapessimo che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta, se avessimo la certezza di raggiungere lo scopo per cui stiamo lavorando, è inevitabile che, ad un certo punto, rallenteremmo il ritmo, che ci rilasseremmo. Tanto, penseremmo, arriveremo lo stesso dove dobbiamo, no? Ce la prenderemmo con comodo, ci metteremmo poco a poco in una situazione di attesa, aspetteremmo che il risultato finale ci caschi dal cielo. In una parola: smetteremmo di lavorare per ottenerlo e, quindi, smetteremmo anche di meritarcelo.
Smettere di lottare per arrivare dove si deve poco a poco fa perdere anche quella forza interiore che ci ha costretti a stringere i denti per andare avanti. Ci si rammollisce, perché è proprio l’incertezza a rendere il percorso una sfida, eccitante, a farci sentire vivi.

È di questo che ha paura Giosuè quando vede la sua partenza dalle coste inglesi alla volta dell’oceano Atlantico venire ritardata dagli incontri più improbabili. Sono incontri che instilleranno in lui il seme del dubbio, che gli faranno mettere in discussione le sue scelte, il suo stile di vita, quel viaggio che fino a ieri era ansioso di cominciare e che ora gli pare troppo pericoloso, insensato.

Tutto accade per una ragione, che può essere capita solo guardandosi indietro. Questo sembra essere il messaggio lanciato al protagonista, che vede nell’imprevisto che cancella la sua partenza la fine di tutto, ma che si rivela invece essere lo spunto per nuove esperienze, per conoscere gente nuova, per maturare.

“Bisogna sempre fare in modo che la delusione sia anche un buon momento per imparare.”

Bisogna saper cogliere le opportunità, interpretare i segni, ascoltare. Si può aspettare, pregare, sperare che tutto vada bene, ma alla fine è da noi che deve partire ogni cambiamento. La vita seguirà poi.

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2 pensieri su “La bellezza dei sogni, di Antonio Romagnolo

  1. elis19mr

    Da quel che si evince dalla tua descrizione, devo ricredermi sui giovani narratori contemporanei? Non mi resta che leggere per sciogliere questo dubbio! E’ un autore del quale ignoravo l’esistenza.

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    1. Juana Romandini Autore articolo

      Questo te lo consiglio, finora ha scritto trame interessanti.
      È difficile trovare qualcosa di decente in mezzo alle centinaia di nuove autopubblicazioni che ci sono ogni mese. C’è tanta, troppa monnezza, e ciò che vale la pena leggere è difficile da scovare. Certo, bisogna chiudere un occhio davanti alle “pecche” tipiche di chi è dovuto andare avanti da solo, senza il supporto di un revisore qualificato (refusi, errori, congiuntivi, etc.), ma io apprezzo la dedizione e il coraggio che ci hanno messo, e come hanno creduto in ciò che hanno scritto.

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