La Spiaggia Infuocata, di Wilbur Smith

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Devo cominciare con una nota negativa: le aspettative verso questo libro erano molto alte, ma alla fine è stato un po’ una delusione.
La storia è bella e avvincente, le descrizioni dell’Africa sono mozzafiato, ma la narrazione subisce purtroppo delle pesanti cadute ogni qualvolta questa si sposta sulla protagonista, Centaine – specie all’inizio.

Ho fatto una grande fatica a sopravvivere alle prime 200 pagine. Le parti che riguardano Centaine De Thiery sono blocchi di melassa pieni di sospiri e punti esclamativi e cuoricini invisibili tanto in italiano quanto in lingua originale. Alcuni personaggi, inoltre, sembrano delle caricature, guastando l’armonia delle scene in cui agiscono.

Se non avete letto il libro, devo informarvi che da qui in poi ci saranno parecchi spoiler. In alcuni casi è impossibile evitarli, se si vuole spiegare perché un libro è piaciuto o no, quindi vi avviso prima: se non lo avete ancora letto, fermatevi.

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La storia ruota intorno alla figura di Centaine De Thiery, una ragazza francese di diciassette anni, figlia del conte De Thiery. Centaine vive con suo padre e la loro domestica, Anna, nel derelitto castello di famiglia nel villaggio di Mort Homme, a ridosso della linea del fronte.
È il 1917, siamo nel pieno della Prima Guerra Mondiale.
Michael Courtney è un giovane pilota sudafricano di posta al fronte francese. Ogni mattina, col suo aereo, va in ricognizione sopra le campagne intorno al villaggio di Mort Homme e vede la giovane cavallerizza che, puntale, aspetta lui e gli altri per il saluto di rito. Quella cavallerizza è Centaine.
Una serie di eventi porterà Centaine e Michael a conoscersi, amarsi e separarsi tragicamente proprio il giorno delle loro nozze, quando l’aereo di Michael viene abbattuto, lasciando Centaine una sposa privata dei voti e con un bambino in grembo.

Da quel momento una serie di sciagure si abbatte sulla povera brunetta francese. Il castello viene bombardato, uccidendo il conte suo padre e costringendola alla ritirata insieme alla sua domestica, Anna, e agli alleati. Centaine e Anna si arruolano come infermiere, ma la nave-ospedale che le sta portando in Africa viene affondata da un sottomarino tedesco, facendo arrivare Centaine, naufraga e sola, sulle spiagge infuocate del continente africano.
Sopravviverà per oltre un anno al deserto, alla fame e alla sete grazie all’aiuto di H’ani e O’wa, due piccoli San in viaggio verso il “Posto di tutta la Vita”, una montagna che custodisce millenni di storia. Si separerà dai due anziani il giorno in cui incapperà in un gruppo di cacciatori il cui capo, Lothar De La Rey, è un bianco come lei, e deciderà perciò di seguire loro per poter così crescere suo figlio Shasa in mezzo alla civiltà.
Centaine perderà H’ani e O’wa sotto i colpi del fucile di Lothar, il quale non sa che i due vecchi San sono coloro che hanno salvato e adottato per un anno Centaine e Shasa. La scoperta del loro assassinio porterà Centaine via da Lothar e dalla passione che li ha travolti nel loro breve periodo insieme, il cui frutto sta crescendo nel grembo di Centaine.
Grazie a Lothar De La Rey, Centaine si ricongiunge con la famiglia del suo defunto quasi-marito, Michael Courtney, e con Anna, la sua ex-balia.

Il libro si chiude con la scoperta di Centaine che il “Posto di tutta la Vita” dei San è una montagna piena di diamanti, di cui lei diventa proprietaria in quanto è stata la prima ad averla scoperta e rivendicata. Da’ alla luce il figlio di Lothar, che crescerà con suo padre come da accordi, permettendo a Centaine di preservare la sua reputazione e continuare a vivere come la vedova di Michael Courtney.

Come dicevo all’inizio, ho fatto fatica a leggere le prime 200 pagine. Dopo la storia si è ripresa, ma la lentezza di quelle prime 200 pagine è stata disarmante. Le descrizioni dei due amanti, Centaine e Michael, non sono troppo diverse da quelle nei libri della Woodiwiss che leggevo fino a 10 anni fa – anzi, in certi casi erano pure peggio, ad essere onesti.
La storia quindi a un certo punto ha accelerato il ritmo, ma Centaine ha continuato a starmi sulle balle, non posso farci niente. Ogni volta che apriva bocca, non potevo fare a meno di sentirla parlare con una vocina da gatta morta. O da femmina isterica, a seconda dei casi. E dire che ne ha fatte e passate abbastanza da aggiudicarsi il titolo di leonessa. È che la trasformazione da ragazzina innocente che incontra Michael Courtney alla donna che combatte per salvare la vita sua e del bambino che porta in grembo, strappando entrambi alla brutalità del deserto africano, per qualche motivo in me non ha attecchito.
La sua vita è una tragedia continua, sono d’accordo, eppure non ho provato la minima empatia. Troppo bella, troppo perfetta, troppo brava. Conosce due soldati – Michael e l’amico Andy – e tutti e due cadono ai suoi piedi prima ancora di sentirla parlare. Sale su una nave carica di feriti e li ha tutti intorno, a chiederle di sposarla e a farle posto a tavola. È come se il suo ruolo di eroina ci venga imposto a furia di mostrarci quanto è brava.

Con Lothar De La Rey, il “bello ma cattivo” della situazione, non è che vada tanto meglio.
Per 20 pagine e più leggiamo la storia della sua famiglia e la ragione del perché fa quello che fa, e quando finalmente lui entra in scena per bene e apre bocca, se ne esce con un: “Sono arrivati, dannati dormiglioni! Sono arrivati, cuccioli di sciacalli del deserto! Venite! Alzate le chiappe prima che vi marciscano per terra!”
Ehm… ma davvero?!?
Se ci avesse aggiunto pure un “suvvia, muovetevi, brutti cattivoni!” saremmo stati a posto.

Alla fine i personaggi che mi sono piaciuti di più sono stati proprio i due San, H’ani e O’wa. I quali, naturalmente, sono stati liquidati come stracci vecchi da Centaine una volta che non le servivano più. Un motivo ulteriore per detestarla.
Mi è piaciuta, e molto, la descrizione del continente africano. L’amore dell’autore per la sua terra inesplorata e selvaggia è palpabile in ogni singola riga. La descrizione dei fenomeni atmosferici e delle condizioni di vita è talmente accurata e reale che a un certo punto quella sabbia e quel caldo infernale mi pareva di averli addosso.

“La spiaggia infuocata” è il primo libro della saga dei Courtney d’Africa, e parte del secondo ciclo della saga Courtney. La storia è seguita e conclusa da “Il potere della spada”. La serie televisiva ispirata da entrambi, La Montagna dei Diamanti, è del ’91, piuttosto fedele alla trama originaria e oggi introvabile tanto in DVD quanto in VHS. Ci sono pezzi e stralci su YouTube, che almeno permettono di riascoltarne la colonna sonora, anch’essa degna di nota.

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7 pensieri su “La Spiaggia Infuocata, di Wilbur Smith

      1. merycondotti

        Il primo dei romanzi egizi “il dio del fiume” sicuramente!! Sono molto “affezionata” a Il destino del leone e a Monsone, sia per il periodo in cui sono ambientati sia perchè da qui si diramano tutte le altre storie. Gli ultimi della saga di Hector Cross mi hanno annoiato fortemente!!!

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      2. Juana Romandini Autore articolo

        Ottimo, grazie mille! “Il destino del leone” mi manca, ma gli altri due li ho e sono in lista d’attesa 🙂
        Sto cercando ora di portare avanti “Il potere della spada”, ma sto avendo gli stessi problemi che ho avuto col precedente, visto che è la seconda parte della stessa storia. Alla più brutta, lo mollo.

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