Posti che ti restano dentro

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Paranza in rientro al molo di San Benedetto del Tronto

I posti che ti restano dentro sono quelli in cui, quando ci torni, non ti sembrano più gli stessi di prima.
I posti che ti restano dentro sono quelli a cui basta un odore, la luce particolare dell’alba o una canzone per saltare fuori dalle nicchie della memoria e riportarti a quel primo incontro, a quel primo contatto, con i sensi e con l’anima, con un luogo che vi si è impresso e lì è rimasto.

I posti che ti restano dentro sono l’ultimo bagliore di luce che si specchia sull’acqua del Tamigi che scorre silenzioso nel mezzo di una Londra infuocata da un tramonto autunnale.
Sono il grido di un gabbiano che si lancia contro il sole del mattino di una Venezia ammorbidita dalla nebbia.
Sono i comignoli di Liverpool che si srotolano veloci fuori dal finestrino di un treno e che impediscono alla vista del mare di farsi avanti.
Sono il verde di una piana sterminata che si svolge a perdita d’occhio, sorvegliata dalle montagne, accarezzata da un caldo vento estivo.
Sono il cobalto del mare ellenico che tenta di distrarre l’attenzione dal bagliore accecante delle scogliere millenarie.
Sono le torri di Oxford che fanno da sfondo nella foto di due figure strette sotto l’ombrello, con la pioggia a fare da colonna sonora alla sera che avanza.
Sono l’aria statica e ghiacciata di una montagna scozzese che si desta da una notte fatta di stelle e di brina.
Sono la voce di un attore che trasporta i turisti in un sogno lungo le strade di una Dublino deserta, mentre poco lontano si sviluppano i profumi e la musica e il vociare di Temple Bar.
Sono il giallo e l’ocra e il castano delle foglie che si arrampicano, si accavallano, si combattono sulle fronde delle querce di un parco che protegge i resti di una vita che fu.

I posti che ti restano dentro sono quei posti che la seconda volta avranno perduto la magia della prima, perché saranno conosciuti, vissuti con un altro stato d’animo, con un’altra maturità, in un’altra vita. Perché la seconda volta li avrà derubati di quel sentimento che ti si è trapiantato dentro nell’attimo in cui vi avevi posato gli occhi alla prima.
Nei posti che ti restano dentro puoi tornarci a camminare solo con le scarpe della memoria.

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