Lentamente muore

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Giornata di pioggia fine e insistente, una di quelle giornate in cui regna una penombra costante.
Le ore in ufficio passano ritmate dallo sciabordio delle gomme delle macchine sull’asfalto inzuppato e dagli schiaffi dell’acqua sui vetri. Fuori dalle finestre la visibilità si ferma a poche decine di metri, con gli edifici intorno soffocati dalla nebbia, gli alberi dei punti scuri tra un edificio e l’altro.

Passo il mio tempo divisa tra un caos di sensazioni diverse nello stomaco e una inbox impazzita grazie a un’assenza per malattia che sa di assurdo, e intanto non smetto di pensare a una poesia in particolare.
Lentamente muore.
Di Neruda o della Medeiros? Non si è ancora capito, e non importa. Resta bella comunque.
Me la rileggo per la centesima volta, e penso che lentamente muore non solo chi si lascia vivere, anziché vivere. Muore lentamente anche chi si è tirato su troppe volte dopo essere stato sbattuto a terra, chi è stato pugnalato due volte nello stesso punto, proprio quando la prima ferita stava cominciando a guarire. Lentamente muore chi cammina da solo, chi ogni giorno si sveglia con la mente priva di piani per le ore a seguire, di aspettative.
Lentamente muore chi non ha qualcuno che gli tenda la mano per rialzarsi quando cade, con cui camminare insieme, con cui condividere le lacrime, le gioie, i successi e i dolori. Lentamente muore chi vive in una bolla fatta di solitudine, col niente ad aspettarlo fuori dalla porta di casa, in una gabbia costruita con sbarre pregne di rimorso.

In giornate come oggi, in cui il bruciore di ricordi recenti sembra voler fare di tutto per trascinare anche me in una spirale fatta di cordoglio, l’abbraccio stretto di chi ha tenuto insieme i miei pezzi e asciugato le mie lacrime, di chi mi è stato affianco e mi ha teso a sua volta la mano, in restituzione del tempo in cui sono stata io a tendere la mia, è la luce che debella l’oscurità cupa del rifiuto, che ridà colore a una giornata di pioggia, e che riscalda un cuore chiuso in una corazza fatta di spine.

♣♣♣

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

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