La mia vita a Manchester: il vicino bipolare

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Quando mi trasferii nella mia nuova casetta, il proprietario mi disse: il tipo che vive di sotto è pure un mio inquilino, è una persona squisita ed è lì da anni, ti ci troverai bene!
Ora, penso fossi autorizzata a fantasticare su un rapporto finalmente idilliaco tra vicini, fatto di muffins (miei) e interventi di idraulica/meccanica/bricolage (suoi).
Invece no.
Lo stesso karma che mi ha appioppato la sirenetta di Copenaghen mancuniana ha deciso che il mio vicino doveva essere:

– Cinquantenne
– Fricchettone
– Gay (ma single)
– Psicopatico

Lunghissimo codino bianco, stempiatura sferica, amici di letto che appaiono e scompaiono. E, oltre questo:
PSICOPATICO.
Che è poi una costante, quando si tratta dei miei vicini di casa o, quando ero ancora pischella, dei miei coinquilini.
Perché dovete sapere che il mio vicino è la reincarnazione del Dottor Jekyll e Mr Hide.

Incontrai il mio vicino, che chiamerò Ian Anderson, quasi subito. Gentile, affabile, cortese. Ogni volta che ci incontravamo, ci scappavano due chiacchiere. Insomma, una brava persona, proprio come aveva detto il nostro proprietario.
Ma neppure una settimana dopo…

Tanto per cominciare, quando guarda la televisione, lui SI DISPERA.
O, per lo meno, così arriva qua sopra la sua risata, come i lamenti di uno che sta andando a un funerale.
La prima volta spensi la mia, di TV, e mi misi in compito silenzio a riflettere se era il caso o meno di intervenire, di chiamare qualcuno, che so, la polizia, i servizi sociali, gli accalappiacani, chiunque, prima che quello decidesse di impiccarsi al lampadario facendo venire giù pure casa mia e tutto il cartongesso. Poi capii che stava solo guardando la televisione. X-Factor, per essere precisi. In quel momento devo aver sperato che fosse una versione rivisitata di Titanic.

Il meglio di sé però il mio vicino lo da quando si incazza. E si incazza per tutto, dal mobile Ikea che non vuole saperne di montarsi (a te e 1.750.456 persone piace questo elemento), alla padella malefica che gli scappa, allo spigolo che è troppo spigolo e si è messo in mezzo tra il suo piede e la porta. A quel punto, lui urla. Gutturale, feroce, praticamente un ruggito. Non è più il menestrello disperso in galleria, lui. Lui è Adolf quando la Germania perde la semi contro l’Italia, è Jeremy Clarkson che piglia a ceffoni il cameraman, è Filippo Mountbatten che chiede al reporter di scattargli la cazzo di fotografia – tutte insieme. E quando la lingua gli si inceppa in un loop di ASHIIITHFB@&$#FUUUCKKK€₩¤%¿AAARGG! gutturali, lui decide che le parole sono diventate inutili e da fiato a tutte le vocali.

Fino a 5 minuti fa ero seduta bella tranquilla sul divano a leggermi un libro. Poi, dal silenzio, sono esplosi una serie di disumani AAAAAAARRRGH, UUUOOOOOOORRRGH, FUUUCKOOOOOFFFFFF, che mi hanno convinta a mettere via Conan Doyle e a preparare i popcorn.

Dal piano di sotto urla, botti e nomi proseguono. Io intanto ho stappato anche il prosecco.
Ah, lo avevate capito che il mio vicino vive da solo, vero?

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