Scene da un manicomio: testimonianze di una viaggiatrice “altra fila”

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Ormai è risaputo: l’avvento delle compagnie low-cost nell’ultimo decennio ha permesso le vacanze-lampo, la fuga di cervelli e riempito i cieli di neo-trogloditi dell’aria, con sommo scoramento degli expats precisini (che si aspettano da una EasyJet lo stesso trattamento riservato nella Business class di un volo Emirates) e immensa gioia degli osservatori (che vedono nella nuova fauna dei cieli uno spunto per riflettere sulla gravità dei problemi sociali, tra cui spicca l’abbandono della cabina di un trattore a favore della fusoliera di un aereo).
Perciò andiamo, vediamo di che pasta sono fatti questi viaggiatori del Terzo millennio.

Potere della botta di culo, vieni a me!

Diventa milionario con uno dei nostri favolosi gratta e vinci! Primo premio, un milione di euro!!!
L’annuncio ti viene sparato nelle orecchie con la potenza perforante di una trivella per scavi petroliferi. Alle 6 del mattino, quando il resto del mondo sotto di te ancora dorme.
Ammesso e non concesso che qualcuno vinca questo fantomatico premio da 1 milione di euro, trattandosi di Ryanair non stupirebbe scoprire che, tra le righe piccole, ci sia una clausola del tipo “da consumarsi in buoni pasto sui nostri voli”, nel qual caso devi essere un maniaco suicida con istinto di auto-immolazione per presentarti al loro banco a ritirarlo.
Probabilmente nessuno vincerà questo primo premio (perché O’Leary lo ritirerà dai giochi all’ultimo giro, visto che non vuole avere atti di harakiri sulla coscienza), ma noi, poveri disgraziati in cabina, dovremo comunque continuare a sentircelo proporre a ciclo continuo finché non sparirà. O a sentirci svendere le sigarette elettroniche. O i profumi. O i panini. Due ore di volo, quattordici annunci. Una media di una rottura di palle ogni 8 minuti.
Mantenere la pazienza passati i primi 24 si fa un’esperienza mistica.
No, Ryanair, non fumo e non ho intenzione di cominciare causa sfinimento subliminale da sponsorizzazione ineluttabile in contesto forzatamente sigillato.
No, non voglio il tuo panino di cartongesso riscaldato al microonde (quello rifilalo a tua madre, sicuramente una signora perbene).
No, non voglio fare una donazione per l’ennesima charity pescata dal cappello dell’Apprendista Stregone di Madre Inghilterra.
E non voglio niente perché non puoi sperare di stuprarmi i timpani alle 6 di mattina di un sabato e convincermi pure a svuotare il portafogli, Ryanair. Non quando sono partita da Manchester alle 5 del pomeriggio prima e mi sono sparata una notte sveglia a Londra Stansted.
L’harakiri di cui sopra ci scatta lo stesso, ma contro il microfono, che verrà sottratto al comandante con strappo brutale, e allora il comandante tornerà a concentrarsi sulla plancia, maledicendo la compagnia per cui lavora, che lo costringe a fare concorrenza a Keith Lemon mentre lui cerca di dare un senso alla cloche che ha davanti.
I trogloditi dell’aria, però, sono lì con la loro monetina, che grattano speranzosi.

Hostess brilliancy
Sei in coda al gate, insieme a qualche milione di altre teste. È la quiete prima dell’Apocalisse, l’ordine prima della Grande Apertura (delle porte). Guardi i tuoi avversari e ti chiedi: ma se io sono il check-in #141 e dietro di me ci sono altri 7 milioni di viaggiatori, e l’aereo ne contiene solo 192, dove li mettiamo questi 6.999.808 in esubero? Pressati nel bagaglio a mano o stantuffati nelle tasche dei cappotti Ryanair?
Diligente, l’inglesona dell’aeroporto passa a firmare le carte d’imbarco. Precisa, l’inglesona controlla che tutti abbiano chiuso nel bagaglio a mano tutto, pure il Winnie di peluche (con sommi strilli di protesta del pargolo). Tu aspetti con la coscienza pulita: per una volta, non hai sotto il cappotto la sacca da palestra con mezza casa dentro.
“Per favore, mettilo nel bagaglio a mano.”
L’inglesona sta guardando te, proprio te, e l’oggetto di 20x15x0.5cm che hai in mano.
“Ma…ma…è solo un libro!” fai, scioccata.
Il vecchio e il mare, per essere precisi. Più che un libro, un opuscolo.
“Deve andare nel bagaglio a mano, poi una volta sull’aereo puoi ritirarlo fuori” fa la signorina Salford, e se ne va, lasciando il tuo “what’s the point???” senza risposta.
Se in Ryanair non sono diversamente argute, le regole non le applicano.
I trogloditi dell’aria obbediscono, nascondendo il neonato nel taschino della giacca e il nonno in carrozzella nella zip della sacca.

Fòri dai bal, arriva il clavicembalo!
Sono le 7 del mattino. Sei seduta al tuo posto accanto al finestrino, che ti sei faticosamente conquistata dopo 7 ore di postali, 5 di attesa insonne all’aeroporto, 30 minuti di coda ai controlli di sicurezza e 40 in piedi al gate. Un’altra mezz’ora e ti facevano beata. La cintura è allacciata, appoggi la testa al sedile e sospiri: finalmente si dorme!
No.
Manco per il cazzo.
La hostess arriva, si piazza affianco alla tua fila, guarda te e il posto vuoto affianco a te e fa, rivolta al nulla: devo chiedervi un favore, abbiamo bisogno che vi ricollochiate perché ci serve una fila di posti vuoti per piazzare uno strumento musicale.
Uno. Strumento. Musicale.
Io sono l’unica che le risponde. Gli altri due la ignorano. Le dico che o mi fa rimanere affianco al finestrino, o io le ricompongo la focaccia di Costa sulla moquette, e visto che in Ryanair sono le hostess a ripulire l’aereo, è nel suo interesse far rimanere quella focaccia lì dov’è.
Ovviamente non gliele dico, tutte queste cose. Ma posso leggerle in faccia che lo ha capito, dopo aver sentito il mio “sorry, ho bisogno di viaggiare affianco al finestrino”.
Si gira e se ne va, senza più dire una parola. In certi casi, infatti, le parole non servono. Il vaffanculo, per dire, ce l’ha stampato in faccia.
Così adesso so che gli strumenti musicali viaggiano, alla modesta cifra di 100 pound extra, in cabina, disposti su 3 sedili. Roba che fa un po’ tanto “cappello di Bono”, che leggenda vuole venne fatto viaggiare su un volo transoceanico su un sedile regolarmente prenotato in prima classe. Ma quello era il cappello di Bono, non il violoncello di un morto di fame con biglietto Altra Fila.

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2 pensieri su “Scene da un manicomio: testimonianze di una viaggiatrice “altra fila”

  1. Marta

    Purtroppo posso confermare che… e. tutto vero! Ancora mi ricordo la famiglia di americani all’aeroporto di Manchester nel Natale 2013. Primi della fila e il trolley non entrava nella gabbietta. Hanno cercato in tutti i modi di ridistribuire le cose ma alla fine hanno dovuto pagare l’imbarco in stiva. Cose che solo con Ryanai. Io continuo ad augurare loro un felice fallimento per la gioia di tutti noi. E’ quasi un sollievo che i voli da e per la Scozia siano stagionali, cosi’ sono “costretta” a viaggiare con compagnie decenti.

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    1. Juana Romandini Autore articolo

      Personalmente non sono contro Ryanair, poiché oltre ai burini rupestri ha permesso anche a me di fare viaggi che prima sarebbero costati troppo. Ultimamente, poi, hanno rivisto la loro politoca bagaglio, ma resta il fatto che la valigia in stiva costa troppo (rispetto al peso consentito) e che I loro trucchetti sugli extra (tipo il check-in gratuito solo un paio di giorni prima della partenza, altrimenti 10 pound di priority) non sono più giustificabili alla luce dei prezzi a cui sono arrivati a costare I loro biglietti. Certe volte costano meno BA e Lufthansa. Per non parlare di Jet2: quelli davvero sono postali dell’aria.

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