Al parco la mattina

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Tramonto sul Serpentine, Hyde Park, Londra

C’era una volta un Paese in cui, tra Marzo e Settembre, alle 5 del mattino era già giorno pieno.
C’era una volta una città in cui, tra Marzo e Settembre, era possibile andare a correre al parco prima di andare al lavoro, la mattina.
Io al parco ci andavo a pattinare, e quella città non era Manchester, dove vivo ora. Era Londra e il parco era Hyde Park.
Insieme a me, qualche altro mattiniero in tuta e scarpe da tennis, gli operatori ecologici e gli scoiattoli.

Era bello pattinare al parco a quell’ora. Il vento era inesistente, giù al Sud, e alle 6 del mattino di Marzo l’aria era ferma e fresca e profumava di erba inumidita dall’aurora. La fauna iniziava allora a risvegliarsi e a tagliare l’acqua immobile del Serpentine con le zampe palmate. Il sole si arrampicava senza fretta su per i tronchi degli alberi e più tardi sopra le fronde, rimbalzando sulla superficie a specchio del fiume. Le macchine sulla carreggiata erano poche. I taxi erano ancora meno.
Mi buttavo sulla pista e coprivo il perimetro ciclabile del parco due, tre volte, prima di riprendere la metro e tornare a casa. Pattinavo e non pensavo a niente. Pensavo solo a godermi quella pace, ad assimilare nei polmoni quel profumo. Nel cuore inquinato di Londra io respiravo odore di erba bagnata e di fiori e sentivo gli uccelli cantare e lasciavo frotte di anatre seguite dai loro piccoli libere di tagliarmi la strada mentre ero lanciata sul rettilineo che costeggia il fiume. Nel lettore MP3 avevo una cartella che avevo chiamato col nome del parco, con una compilation che si apriva con Quello che sei veramente di Allevi.
Da allora quella melodia per me è rimasta la colonna sonora di quell’oasi di serenità.

6 anni dopo quella cartella è ancora nel mio lettore MP3. I miei pattini ci sono ancora, chiusi in fondo a un armadio da altrettanto. Da quando mi sono trasferita a Manchester le escursioni mattutine al parco sono diventate bagaglio del mio passato londinese. Il freddo o il vento o la pioggia o anche solo quella sensazione sottile di disagio che si percepisce a pelle in qualunque parco di Manchester a qualunque ora del giorno mi hanno fatto sempre dire ‘no, grazie’ all’idea di tirare fuori i miei Rollerblade dal loro anfratto. Le belle piste ciclabili lisce e pulite della ricca Londra a Manchester sono un sogno da mondo ideale che la città degli Smiths non vedrà mai. Immondizia, rami, foglie, buche, fango: se vuoi arrischiarti a pattinare in quelle condizioni, accomodati. Se vuoi tentare la sorte e andare a correre alle 6 del mattino, anche in estate che è giorno pieno, e vedere se incontri o meno lo sbarellato di turno, fai pure.

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Pista "ciclabile" - Manchester

Così mi accontento di andare a fare due passi al parco alle 4 del pomeriggio, se non piove o non ha piovuto, e solo nelle giornate lunghe dell’anno. Quando vado, nelle orecchie suona ancora la stessa musica della cartella che creai 6 anni fa. Se chiudo gli occhi e mi concentro, per un secondo, forse anche più d’uno, posso rivedere davanti a me il viale del Regent’s Park, o il Serpentine all’alba o la City ai piedi delle colline del Greenwich Park, posso respirare il profumo dei ciliegi e non l’odore di smog e di canne mentre cerco di svicolare l’ennesimo hipster lanciato a 20 all’ora sul marciapiede sulla sua bicicletta da cretino. Posso illudermi per un istante di essere a 300 chilometri da qui, in quella parte del Paese più civile, ma dal costo della vita proibitivo.

Londra mi manca. Ancora, ogni giorno. Sempre.

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