The Holiday, i pub, i cottage, la campagna e i muretti di selce

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Da quando vivo in Inghilterra ho scoperto il piacere del vedere i film in inglese.
Non solo perché il cinema britannico ha sfornato capolavori di delicatezza come Ladies in Lavender e The Best Exotic Marigold Hotel, o di humor come L’Erba di Grace, no. I film in inglese me li gusto di più perché la loro lingua madre li completa. Che è poi quello che succede con qualunque film. Il doppiaggio, anche buono, smonta il ritmo. O il significato. Per tornare a L’Erba di Grace, il titolo è miracolosamente azzeccato alla trama, ma in originale era Saving Grace, che è il titolo di una serie televisiva, ok, ma anche la definizione di una qualità che contraddistingue qualcuno o qualcosa, o “salvando Grace”, tradotto alla lettera, laddove Grace è la protagonista del film e viene salvata dai debiti del marito morto da una coltura casalinga di marijuana. Lasciamo perdere il discorso sui titoli dei film stuprati dalla traduzione, però, se no tocca andare a recuperare un cuscino e mettersi comodi – ma concedetemi di menzionare The Eternal Sunshine of the Spotless Mind ucciso da un fantastico Se mi lasci ti cancello: lo hanno arrestato, l’omicida, o va ancora in giro impunito?

Insomma, stasera è saltato fuori da uno scatolone il DVD ancora sigillato di The Holiday (L’amore non va in vacanza, per noi) e l’ho messo su. Così, tanto per spegnere il cervello. O almeno ci ho provato. Un’ora dopo infatti il DVD è in pausa nel lettore e io al computer, che ne scrivo. Perché avevo visto questo film quando in Inghilterra non ci ero mai neppure venuta in vacanza, figuriamoci viverci, e non potevo certo capirlo come lo capisco oggi. Perché oggi riconosco quegli scorci – il cottage, i muretti di selce, il pub vittoriano, la High Street con i negozi dalle insegne antiche e le cobbled streets, le viuzze di ciottoli. Quegli scorci io oggi li sento come familiari, come un po’ miei. E immediatamente vedo il film con occhi diversi.
La battaglia tra Amanda (Cameron Diaz) e il villaggio sperduto del Surrey in cui finisce in vacanza è fantastica. Amanda sale in aereo col sole e il caldo di Los Angeles e arriva nel sud dell’Inghilterra in mezzo alla neve, per svegliarsi la mattina dopo in un cottage in cui scorrazzano i pinguini, parenti posh di quelli che vivono da me. E a quel punto, come qua da me, scattano il maglione, la sciarpa, i pantaloni della tuta infilati nei calzettoni di ciniglia e i guanti senza dita. Praticamente, quello che ogni sera facciamo tutte per non cadere sotto la falce del freddo casalingo inglese. Adesso lo so. Quando vidi il film anni fa, no.
O prendiamo quando Cameron Diaz dice a Graham/Jude Law di vergognarsi di aver baciato uno sconosciuto e lui le fa tranquillo: “io lo faccio sempre”. Suvvia, Cameron, tu la night out inglese non sai proprio dove sta di casa! Ma è americana, lei, e perciò gli inglesi la perdonano.

Nel doppiaggio in italiano non si è persa solo la differenza abissale tra l’accento US e quello UK (A-mèn-dah VS A-manda, tanto per dirne uno), ma pure l’umorismo dei diversi modi di dire, che in un’altra lingua diventano intraducibili.
Tipo: “Oh, no. Not at all… whatever that means!” fa Cameron, che evidentemente il rafforzativo l’ha imparato solo adesso, in Surrey, a 6 ore dall’atterraggio sull’isola di Betta. Ma vabbe’, andiamo avanti.
Tipo: “I haven’t had… oh my God, I can’t believe I just said that! I didn’t have…” che mi ha ricordato tutti gli “haven’t had” che recito io per disinfettarmi la bocca ogni volta che mi scappa un “don’t have”.

Insomma, non è che in passato non avessi capito i film che vedevo in italiano o che non mi fossero piaciuti. È che guardandoli in lingua originale li capisco di più. E mi piacciono di più. E me ne sono resa conto solo stasera.
Vivere in un Paese come questo è una bellissima palestra di vita.

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Un pensiero su “The Holiday, i pub, i cottage, la campagna e i muretti di selce

  1. Marta

    “Vivere in un Paese come questo è una bellissima palestra di vita”. Non potrei condividere di piu’. Dopo 4 anni e mezzo a Manchester mi ero abituata agli usi e costumi inglesi ma, dopo il trasferimento a nord del confine, come piace dire agli scozzesi, mi sono trovata con piacere a scoprire quanto lo stile di vita e le tradizioni di Caledonia siano diversi, nonostante si tratti della stessa isola. Chi non ha vissuto in un Paese straniero non potra’ mai apprezzarne a pieno la cultura. La cosa triste e’ che molti di loro vogliono fare gli insegnanti di lingua straniera 😦

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