Sopravvivere agli squat e vivere felice?

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Ho deciso di tornare in palestra dopo 8 mesi.
Mezz’ora di tapis roulant, un quarto cercando di capire dove fossero finiti i polmoni, dieci minuti di attrezzi, poi?
Poi arriva l’amica che mi fa: ci mettiamo in coda per la lezione di squat/addominali/muori-qui-subito?
Ma sì!, le rispondo io, in un attimo di totale paralisi mentale.
E mi lancio insieme ad altre 20 masochiste nella stanza in cui moriremo insieme. Dov’è l’istruttore? Dài, che voglio cominciare!

Intorno a me ci sono tutte queste belle inglesine toniche uscite dalla pancia della mamma già con gli addominali fatti, secche come stecchini, e poi ci sono io, fuori allenamento da 8 mesi e la mia collezione di Éclairs e muffin e carbonara strategicamente piazzata addosso. Le inglesine toniche seguono l’istruttore come se si stessero facendo una passeggiata a Heaton Park. Io schiatto al primo squat. Mentre loro fanno su e giù con un peso da 20 chili per ogni mano, manco non avessero fatto altro nelle loro due decadi di vita, io sono lì, ingloriosamente spalmata sul tappetino affianco ai miei pesi da 5 che chiedo una bombola d’ossigeno mentre detto all’omino delle pulizie le mie ultime volontà.
L’istruttore nota il buco tra gli esseri ansimanti che sgambettano e accorre a sincerarsi che io non sia scappata dalla finestra. Quando mi vede a 4 di spade per terra, si sbriga a controllare che sia ancora viva. Già me lo immagino, mentre si avvicina, oddio Signore ti prego fa che non sia schiattata proprio alla mia lezione!
Tranquillo, capo. Sono ancora viva. Per ora. Ma fammi fare un altro paio di salti incrociati…

È stato il ritorno a casa la parte peggiore. Roba che non riuscivo nemmeno a cambiare marcia. Roba da farmi tutti e 10 i chilometri in prima, coi pistoni che si eiettavano fuori dal motore chiedendosi che cosa avessero fatto di male per andare a morire sul ciglio di una strada deserta col sottozero alle porte.
Stamattina mi sono presentata al lavoro con una camminata alla Django e con tutte le colleghe che mi guardavano col mezzo sorrisino di chi della tua nottata ne sa più di te. Nel dubbio, le ho lasciate pensare quello che vogliono. Perché tra l’essere caduta miseramente sotto la manna dello squat incrociato e l’avere i postumi di una nottata di sesso selvaggio, non so quale possa essere peggio, per la mia reputazione.

Di sicuro la palestra non mi rivede per una settimana, adesso. Anzi, facciamo due. Meglio stare larghi.

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2 pensieri su “Sopravvivere agli squat e vivere felice?

  1. LaPasionaria

    La lezione di aerobica da campo addestramentramento militare stile Full Metal Jacket l’ho provato anche io nella palestra in cui andavo a Stockport. Confermo che anche io ho camminato come Django per una settimana.

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    1. Juana Autore articolo

      Io oggi riesco a scendere le scale senza aggrapparmi alla ringhiera. Sono degli assassini. Ne avevo una simile stasera, ma mi sono cancellata: col cavolo che mi rivedono.

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